venerdì 30 dicembre 2016

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Source Code (2011)

Source Code recensione
Dopo l'ottimo Moon e prima di impelagarsi in un viaggio periglioso tra i pupazzoni in CGI di Warcraft, Duncan Jones viene convinto da Jake Gyllenhaal a dirigere nel 2011 un thriller fantascienzo con lo stesso Gyllenhaal, Michelle Monaghan e Vera Farmiga. Successo di critica e pubblico, cinque alti e pacche sulle spalle, complimentoni da ognidove. E in effetti quando hai visto Source Code per la prima volta, alla sua uscita, l'hai trovato una ciambella con un buco perfetto. Solo che allora ti sei fissato troppo sui dettagli di tutta la baracca narrativa, perdendo di vista il messaggio - semplicissimo e forse proprio per questo così efficace - che c'era dietro. Ieri sera, in mezzo a tanta altra roba su Netflix prima e dopo (tipo l'Aliens - Scontro Finale degli scappati di casa, Spectral), Source Code te lo sei rivisto, ché dura solo quell'oretta e venti. E? E va' chi c'è là al computer a fare il traffichino governativo! [...]

Il soldato Colter Stevens (Gyllenhaal) si risveglia su un treno. Davanti a lui c'è la splendida Christina (se non continuassero a minchiettizzare more and more il Peter Parker del cinematografò, che Mary Jane Watson MERAVIGLIOSA sarebbe Michelle Monaghan?), e tra i due, che sarebbero nominalmente solo amici, è evidente che ce n'è. Solo che è tutto sbagliato. Christina continua a chiamarlo con un altro nome e il volto che Colter vede riflesso negli specchi, manco fosse un dottor Samuel Beckett qualsiasi, non è il suo.

Ecco, se non avete mai visto Source Code, e fate a fidarvi, fermatevi qui. Recuperatelo, dedicategli quell'oretta e venti, ché se la merita tutta, e poi tornate a leggere quanto segue. La sinossi vera e propria in realtà include anche quanto stai per scrivere, ma se non si sa neanche quello è ancora meglio. Tutti gli altri, con me.
Sì, quello non è il corpo di Colter Stevens e questo elicotterista che era convinto di trovarsi in Afghanistan deve sciropparsi adesso per conto di un misterioso corpo dell'aeronautica dei viaggi di otto minuti nel corpo di un altro. Una delle tante vittime di un attentato che ha fatto esplodere quel treno. Deve perciò rivivere quegli ultimi otto minuti prima del grande botto, cercando di capire chi ha piazzato la bomba sul treno e, nel caso, perché, per impedire che di lì a poco colpisca ancora. Quel che ne vien fuori è un qualcosa che ai tempi venne definito un incrocio tra Ricomincio da capoAssassinio sull'Orient Express, e in effetti il mash-up marmottochristie rende bene l'idea: Colter conosce già gli eventi che si verificheranno e ogni volta scopre un pezzetto di verità in più. Solo che il Source Code, l'accrocchio utilizzato per spedirlo lì, non è una macchina del tempo (quello è Déjà vu - Corsa contro il tempo di Tony Scott), né un qualcosa che gli fa rivivere solo i ricordi del suo corpo ospite. E neanche semplicemente una supercomplessissima realtà virtuale ricreata al computer, come pure in alcuni momenti si è portati a credere.
Il Dr. Rutledge, l'inventore del cazzabubbolo (Jeffrey Wright di Westworld), lo spiega chiaramente: il Source Code, sfruttando gli ultimi istanti impressi nel cervello delle vittime, permette di accedere a una realtà parallela apparentemente molto simile alla loro, e di esplorarla a piacimento per quegli otto minuti. L'aspetto tecnico su cui ti eri fissato nel 2011 era capire se quelle realtà fossero pre-esistenti o venissero create dal Source Code duplicando il continuum a ogni viaggio di Colter. La risposta che ti dai oggi è: chissenefrega, il fulcro del film non è certamente quello. È l'importanza che diamo alle cose più scontate, cioè zero, quando non sappiamo che tutto potrebbe portarcele via in un istante. 
Non è un caso che Colter si ostini per mezzo film a voler contattare suo padre: non si sono lasciati bene, l'ultima volta, vorrebbe potergli dire quello che pensa davvero. E no, evidentemente non è un caso nemmeno il fatto che Colter chieda più volte a Christina cosa farebbe se sapesse che quelli sono gli ultimi trenta secondi della sua vita. E il thriller con la caccia al bombarolo, con i ritmi e i tempi e la costruzione avulsi da quelli dei thriller normali (qui siamo più dalle parti di Memento, giusto per citare un'altra pellicola che ti piace un casino), ti diventa per qualche istante una storia incredibilmente romantica. C'è modo di sfuggire al proprio destino? All'ineluttabilità di quanto è già successo, in assenza di una DeLorean col pieno? Di superare i limiti di questa sorta di Animus di Assassin's Creed? Di andare oltre quegli otto minuti di vita e morte ripetuti a nastro? 
Il contrasto tra la figura di Rutledge e quella più umana del capitano Goodwin (Vera Farmiga, che continui ad associare mentalmente a quel culo incredibile di Up in the Air/Tra le nuvole con Clooney, ma quella era una controfigura. Le grandi menzogne di Hollywood, /lanci di poppicorni dalla platea) è il grande dilemma morale della fantascienza a sfondo militare. È giusto impiegare in quel modo un soldato senza il suo consenso, se lo si fa per una giusta causa? Ma soprattutto, è lecito mandare a fanzoom intere linee temporali, sbattendosene delle conseguenze - l'utilizzo con licenza d'uccidere di quella pistola, presumibilmente non valido solo sul treno, dove creperanno tutti comunque - giusto per salvare la propria? Non ci vuole questo grande sforzo ermeneutico a leggerci in trasparenza i diritti dei singoli accantonati frettolosamente per il bene comune nella lotta al terrore, gli stati lasciati in balia di forze incontrollabili una volta risolta la missione di esportazione coatta della democrazia, eccetera eccetera. Questioni complesse, nelle quali non è ovviamente questo il luogo per avventurarsi, ma se un film di un'oretta e venti girato con il solito equivalente hollywoodiano di un secchio di lupini ti ci ha fatto pensare, il suo l'ha fatto egregiamente. 
Un altro centro dopo Moon per Duncan, figlio del compianto David Bowie, e un altro film dalle premesse semplici che però va ben oltre, con garbo, senza strafare. Forse tutto è già scritto, come quei flash, quelle cartoline con il "The Bean" del Millennium Park lasciano intuire. O forse no, e forse ogni singolo istante vale e andrebbe sfruttato per fare e dire le cose che poi non puoi fare e dire più, per una ragione o per l'altra. Solo che non lo sappiamo, e se anche lo sappiamo ce ne dimentichiamo sempre. Solo che siamo sempre alle prese con l'inseguimento perpetuo di inutili beep beep che sfrecciano davanti alle nostre esistenze inefficaci da Wile. E. Coyote senza più la sponsorizzazione della Acme. Alla telefonata con Colter Sr. non era solo Gyllenhaal - un bravissimo Gyllenhaal, va detto - ad averci gli occhi lucidi. Ah, il prossimo film di Duncan Jones, Mute, arriva nel 2017 su Netflix ed è un altro thriller fantascienzo, descritto dallo stesso Jones come il "sequel spirituale di Moon". Potete iniziare ufficialmente a detonare i primi raudi dal terrazzino con trentasei ore d'anticipo. 









34 commenti:

  1. Ho un bel gorillone sulle spalle per Mute, alla fine Duncan Jones è, assieme a Denis Villeneuve (di cui devi recuperare i film pre-Sicario, Doc), il mio regista preferito fra quelli della nuova generazione.

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  2. Lo vidi al cinema e, nella sua apparente semplicità, mi piacque molto, film da prendere così come viene raccontato senza scervellarsi troppo.

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  3. Sapèvilo: la voce del padre la fornisce gentilmente Scott Bakula di Quantum Leap. UN CASO?!?!!'?

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    1. L'avevo letto su uichipìdia, ma mi son dimenticato pirlescamente di scriverlo: grazie per averlo menzionato. E no, non è chiaramente un caso :D

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    2. e tra l'altro, in originale dice al telefono "Oh, boy!", il nostro "Oh, mamma!" in Quantum Leap! Peccato si sia perso nell'adattamento italiano :(

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  4. Posso disaccordare? Quando vidi questo film, mi deluse non poco. L'idea di fondo è ripresa da un racconto di P.K. Dick (e che te lo dico a fa'), ma la declinazione in salsa antiterrorista l'ho trovata banale e insopportabilmente retorica. Devo rivederlo perché ormai sono passati 5 anni, ma non mi viene voglia di farlo...

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  5. Lo vidi casualmente qualche anno fa e trovandolo in lista su netflix mi sono ripromesso di vederlo di nuovo, prima o poi.
    Per me è un ottimo film che con eleganza e come giustamente dici tu "senza strafare" ti trasmette il suo messaggio di speranza e di "carpe diem".
    Quella semplicità che alcuni possono scambiare per pecca è invece per me il suo punto di forza.
    E poi la Monaghan è veramente da mascella slogata...
    Visto che citi Spectral: è una meenchiata astrale o si può guardare senza poi pentirsi di aver buttato via 2h della propria vita?

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    1. Mah. Se lo guardi senza aspettarti nulla si lascia pure guardare. Lo spunto è esilissimo e hanno clonato Aliens, ma non è un film girato con due soldi. Tutt'altro: l'hanno realizzato con un budget decente per portarlo al cinema, poi però Universal se n'è pentita ed è finito su Netflix (che è diventato un canale di distribuzione alternativo rispetto alla sala molto importante, vedi il citato Mute di Jones).

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    2. Dai allora si può guardare senza troppe remore, grazie Doc

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  6. Mmh..mai visto.
    Ma visto che ne parli cosi' bene, lo recuperero' al piu' presto.
    I bei film sono merce rara, oggigiorno.

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  7. Mi piacque abbastanza al tempo, certo, non lo trovai così innovativo, eccezionale, o riflessivo e emozionante. Ma soprattutto le ultime cose dipendono dal tuo stato d'animo. Detto questo un bel 7 lo darei, 3,5 presidentesse

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  8. Film visto al cine, bell'esempio di sci-fi (di quella che in Italia i produttori non riescono nemmeno a immaginare), e conferma della bravura di Jones dopo la perla di Moon. Il Gyllenhall si esprime bene (come in quasi tutti i film fatti fino a oggi) e la Monaghan è un mix pefetto di bravura e splendore, con conseguente sindrome di Stendhal.

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  9. Il film è carino (niente di eccezionale) ed in effetti cercare delle spiegazioni razionali nel funzionamento del source code è inutile (spece visto il finale).

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  10. Eh sì, davvero un film niente male ;)

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  11. Onestamente o non l'ho visto (probabile) o l'ho visto e completamente rimosso dalla testa (possibile). Ergo: urge ri-visione.

    P.S.: la Monaghan è da sempre una mia fissa personale. In True Detective con la Daddario mi facevano uscire pazzo! Anche se nella "lista delle 5" (stile Friends) sarebbe la sesta scelta...

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  12. Va fatto notare che nelle visioni iniziali del film colte rivive il momento del finale buono quando è dotto il monumento a specchio con la ragazza.

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  13. Mi sono fermato: lo recupererò e continuerò a leggere

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  14. Andai a vederlo che aspettavo Jones al varco dopo il (per me) bellissimo Moon. Non mi deluse, tutt'altro...

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  15. Devo ammettere di averlo sempre sottovalutato recupererò su Netflix.
    P.s. Doc anch'io associo la Farmiga a quella scena, ma con la scoperta che era una controfigura (non lo sapevo) mi cade un mito :)

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  16. Bel film, semplice nella costruzione della componente fantascientifica ma niente affatto banale. Diciamo che prende spunto dalle pellicole già citate dal Doc, compreso quantum leap, per dare vita ad una storia avvincente. La scena poi di quando il protagonista (attenzione spoiler) appare mutilato in quella specie di scatola, oppure quando si capisce che il suo rapporto con la militare è esclusivamente testuale sono da brivido. Io, poi, mi sono dato la spiegazione che più di dimensione alternativa si tratta di realtà virtuale ricostruita dal super computer, che però è così potente che permette di interagire con gli eventi reali.

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  17. all'epoca mi piacque parecchio, avevo anche un discreto hype per la serie tv che alla fine non è andata in porto(o l'han fatta retroattiva ed era Quantum Leap, d'altronde i viaggi nel tempo sono complicati!)

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  18. Ogni volta che viene citata, anche solo per "coincidenza", Quantum leap, il mio cuore sussulta.

    Gran bella serie, che secondo me (qui lo dico e qui lo nego) meriterebbe un remake, un sequel (forse meglio), un film, un tributo... Insomma, qualcosa.

    Passando al film di oggi, ricordo che mi piacque molto. Ma dovrei rivederlo per andare oltre al bello, ma non ricordo!

    Vera Farmiga io la ricordo in the Departed, altro gran bel film!

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  19. Ah, su Michelle Monaghan, non ero così convinto della sua associazione con MJ.

    Poi ho visto la foto che le hanno messo in wikipedia (in italiano) e lì le manca solo un baloon con su scritto: "ammettilo tigrotto, hai appena fatto centro!" :)

    Certo, visto dove stanno andando a parare nel prossimo Spidey, niente da fare in questa versione dell'universo...

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    1. Diciamo che, essendo classe 1976, forse l'unica vera occasione l'avrebbe avuta ai tempi del primo Spidey di Raimi. Ma allora era una sconosciuta... peccato davvero.

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    2. Sì, l'avrebbe avuta anche se, dopo la trilogia di Raimi, Peter avesse continuato a crescere nei successivi film, invece che "ringiovanire" fino a tornare al liceo nel prossimo.

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    3. Comunque, io ai tempi tifavo per Alicia Witt...

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  20. Visto diverse volte, l'ultima poche sere fa su qualche canale in chiaro.
    Sempre piaciuto.

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  21. A me è piaciuto ma mi ha convinto più il pre-finale che il finale vero e proprio

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  22. A me Moon non è piaciuto molto, dunque ho atteso parecchio prima di vedere Source Code, che non è un capolavoro ma almeno ha un budget decente (e si vede!) ed ha un buon ritmo!

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  23. Film eccezionale. L'interazione col personaggio della Farmiga e il meccanismo infernale che c'è dietro è da brividi. Il meccanismo di ripetizione è sempre affascinante ma il succo del film è altrove.

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  24. Dilemmi morali: ma che ne è stato del vero Sean Fentress, in quella realtà parallela e/o comunque passato alternativo, o comunque della sua anima/spirito/personalità?
    Colter Stevens, alla fine della fiera, ne ha preso il corpo, la vita, e pure la tipa! Ha continuato a vivere la sua vita in un nuovo corpo ("il nuovo me" di sta cippa), rubandolo comunque a qualcuno. Sì, ok, quel qualcuno in teoria dovrebbe essere già morto comunque, ma come tutti gli altri su quel treno che però... sono tutti vivi. Alla fine Sean Fentress è l'unica vittima, farne fuori uno per salvare tutti gli altri.

    Questo problema il bel soldatino non se l'è posto neppure un istante?

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  25. Uffa, ma perchè il nuovo film solo su netflix????

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  26. grazie del suggerimento DOC, l'ho visto ora (me l'ero perso) e mi è piaciuto alquanto!

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