lunedì 25 gennaio 2016

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Revenant - Redivivo, la recensione senza spoiler

C'è che Alejandro González Iñárritu (d'ora in avanti, per risparmiare sul copia e incolla, Inarritu) ce la sta mettendo proprio tutta per diventarti supersimpatico. Un anno fa Birdman, ora uno dei più crudi, viscerali, verosimili ritratti della frontiera americana che tu abbia mai visto. Prendete una grande storia di Ken Parker, calatela nel sangue, gettatela nella neve, pucciatela un altro po' nel succo rosso d'uomo e infine sbalordite, perché in gran parte quella di Revenant (da noi Revenant - Redivivo) è una storia vera [...]
Se avete visto il trailer, saprete dell'orso. Se non l'avete visto, beh, è la sinossi del film, vi tocca uguale. North Dakota, 1823: un trapper, alla guida di una spedizione a caccia di pelli nel territorio degli indiani Arikara (o Ree), viene passato alla centrifuga da un grizzly. Lasciato indietro dai compagni, riesce a sopravvivere aggrappandosi: a) al tram, b) a stocacchio, c) alla sete di vendetta. Sbarrate la casella giusta.
Il cinema di Inarritu, lo sai dai tempi di Babel e 21 Grammi, è soprattutto immagine. Una confezione impeccabile, tecnicamente mostruosa, a cui la storia viene asservita e da cui, a sua volta, questa prende slancio. Revenant non fa ovviamente eccezione. Se Birdman ti aveva estasiato con quei piani sequenza impossibili, nei corridoietti di un vecchio teatro, qui Inarritu riprende lo stesso trick sin dal principio, declinandolo negli spazi sconfinati del gelido e selvaggio nord, ma conferendogli un altro significato. Lì piroetta di eventi e personaggi, qui di volta in volta spaesamento, meraviglia, terrore per l'ignoto. La confezione diventa allora mezzo per far vivere allo spettatore una serie di emozioni; per farlo esser lì, fargli provare quello che provano il protagonista e chi gli sta accanto. Non avevi mai visto uno scontro in salsa western terrificante come quello che apre il film, tanto per iniziare. La morte che piomba addosso a quegli uomini col sibilo di una freccia, le fiamme, il caos, la follia e il terrore, con la telecamera che gira, rimbalza da un personaggio all'altro, con il preciso intento di buttare anche lo spettatore là in mezzo, nella baraonda e nel panico.
Poi c'è l'orso, poi ci sono altri momenti crudi come la carne trangugiata per sopravvivere, come quel povero cavallo comprato su Hoth, come dita che volano via e sangue che cola a macchiare la neve. Dimenticate i western tradizionali, dimenticate anche quelli moderni dalla parte degli indiani. Dimenticate la natura amica e quelle edificanti storie di grandi amicizia uomo-animale, il mito del buon selvaggio, il coraggio dei pionieri. Dimenticate tutto. Qui c'è solo una natura feroce che vuole uccidere degli uomini, a loro volta fermamente intenzionati a uccidersi a vicenda. Americani, francesi, Ree, Pawnee... non fa differenza. Non c'è nient'altro, lassù, che freddo e morte.
Mai visto nulla del genere, si diceva all'inizio, nel senso di altrettanto gelido e crudele, giusto se togli Valhalla Rising di Refn. Qui la storia è ovviamente molto più convenzionale ma non priva dei suoi momenti allucinati e ancor di più capace di trasmetterti quel gelo sotto pelle. Quella del trapper Hugh Glass, si diceva anche questo, è una storia vera, raccontata in un libro del 2003 di Michael Punke (usato come base per il suo film da Inarritu) e già portata sul grande schermo da una vecchia pellicola del '71, Uomo bianco, va' col tuo dio! (Man in the Wilderness), di Richard C. Sarafian. Lì Hugh Glass era diventato un più farwestico Zachary Bass, e aveva il volto spiritato del Richard Harris reduce da Un uomo chiamato Cavallo. Qui Hugh Glass è invece un Leonardo DiCaprio semplicemente incredibile. 
L'ennesima nomination all'Oscar, ce la farà, non ce la farà, gira la ruota. Guardando Revenant ti sei chiesto che diavolo debba fare di più quest'uomo per portarsi a casa quella dannata statuetta. Hai pensato per un attimo che magari sia arrivato a farsi brutalizzare davvero da un orso pur di vincere quella che ormai è una sfida a se stesso e alle perculate dell'Internet. Quanti altri attori sarebbero in grado di reggere metà film solo con degli sguardi? Di farti sentire tutta la sofferenza di un uomo che non vuole arrendersi? No, davvero: parliamone. Il problema numero 1 è che DiCaprio l'Oscar avrebbe dovuto vincerlo già più volte in passato, soprattutto per The Wolf of Wall Street. Non era mica colpa sua, oh, se interpretava lì un genere di americano che l'America vuole dimenticare sia mai esistito. Il problema numero 2 è che DiCaprio può gettarsi davvero in un fiume ghiacciato con una pelliccia d'orso addosso, come ha fatto, e può restare a sputacchiare sangue su quella barbetta ispida e strabuzzare gli occhi mugugnando potentissimi Kitemmù, ma conserverà sempre la faccia tonda del bravo guaglione della porta accanto. Un problema sconosciuto al solito, camaleontico, clamoroso Tom Hardy.
Ma quanto è bravo questo omino londinese qui? E come diavolo fa a trasformarsi così da un film all'altro? Solo negli ultimi mesi l'abbiamo visto nei panni di un silenzioso e letale Max Rockatansky e ora in quelli di un logorroico texano pronto a tutto pur di salvare la buccia e portarsi a casa i soldi, reduce da un fastidioso problema di alopecia da coltello. Ecco, uno dei punti critici di Revenant, se vogliamo proprio definirlo tale, è che la nemesi del protagonista ha per forza di cose spazio e modo per giganteggiare su quest'ultimo. Il che, appunto, non è però necessariamente un male, perché sappiamo che un villain credibile e figo migliora tutto il film, soprattutto quando è improntato su un tasso così alto di Kitemmù e di Catoblepa io vendicherotti, tu.
Una seconda cosa che potrebbe non piacere a tutti è la lunghezza del film, due ore e trentasei minuti impiegati per dipanare una storia come detto molto semplice. Per te non ha rappresentato affatto un problema perché, rapito dalle immagini, non ti sei accorto del tempo che passava. Non stavi guardando semplicemente un film, eri di fronte a una rappresentazione perfetta di quel contesto storico e dell'aspettativa di vita pari a LOL di chi decideva per sorte o gloria di affrontarne il glaciale abbraccio. Una sorta di complemento perfetto, per restare in tema, a L'ultimo dei Mohicani di Mann (settant'anni prima, un po' più in qua). Eri talmente assorto che perfino la truppa di spettatori casinisti da spettacolo domenicale del tardo pomeriggio è svanita sullo sfondo. Probabilmente sbranata da un grizzly.
E qui arriviamo a quel momento in cui scrivi che il cinema di Innaritu non è per tutti. E non sai neanche bene perché lo scrivi, visto che il film è in sala da più di una settimana e chi voleva guardarselo l'avrà già fatto. Ma comunque. Se pure voi avete un background di centinaia di fumetti western ambientati nel Grande Nord alle spalle o, semplicemente, vi va di vedere quanto terrificante possa essere la Natura appena finiscono di cantare i personaggi di un film Disney, c'è questo lungo giro della giostra che vi aspetta. Vai Leo, ché prima o poi la porti a casa quella dannata statuetta. Forse.
Revenant-Redivivo
Recensito da: DocManhattan Data: Jan 25 2016
Voto: 4,5

47 commenti:

  1. Il problema per l'Oscar a Di Caprio e' aver fatto Titanic e non riuscirsi a scrollare la fama di faccia da Hollywood. In ogni caso meraviglioso Valhalla Rising. Buondi' e buona settimana

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  2. Sottoscrivo quello che dice il Doc. Ho pensato esattamente le stesse cose sul film, sull'interpretazion e di Di Caprio e sul resoconto totale della vicenda. Non aggiungo altro, se non che con la scena dell'orso potevano andarci più piano per giustificare la sopravvivenza del protagonista, che veramente sembra Wolverine. Che sia tratto da una storia vera o no, certo che uno che se becca tutte quelle bombe addosso, poteva sicuramente aspirare a divenire re della scuola di Hokuto ;)

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    1. Bisognerebbe vedere quanto il vero orso abbia malmenato il vero Glass. Col fatto che i compagni l'hanno lasciato indietro, convinti che fosse spacciato, direi "tanto".

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  3. A rischio di essere impopolare vorrei dire due cosine....partiamo da quelle buone dicendo che appunto il film e` tecnicamente ineccepibile,la scena di apertura e quella dell`orso sono bellissime e veramente ti rapiscono e ti incollano di tensione al seggiolino,la fotografia veramente mostruosa per tutto il film....pero` c`e` un pero`...forse avevo delle aspettative troppo alte dopo Birdman,la`Iñárritu di cose da dire ne aveva fin troppe,sia esplicitamente che implicitamente...qua a livello di sceneggiatura mi e` sembrato tutto un po` troppo facile,si capisce davvero troppo presto dove Alejandro vuole andare a parare...d`accordo i due film visti i generi diametralmente opposti non si posson manco paragonare,solo che mi sarei aspettato qualcosina di piu` dalla Storia....detto questo e visto le cag@@@@te che passano al cinema in genere giu` il cappello e ben vengano film di questo livello,cmq davvero molto alto.

    P.S.=Tom Hardy ancora una volta sugli scudi...ho fatto una fatica boia a capirlo in lingua originale,parlata strascicatissima e accenti che ogni tanto hanno superato la mia comprensione,ma grande personaggio e interpretazione magnifica!

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  4. Nonostante a praticamente TUTTI i miei conoscenti non sia piaciuto per niente, e che qualcuno al massimo abbia detto "bello" proseguendo con una serie di "ma" tendente a infinito, me lo devo vedere.
    Venerdì vado, cascasse il mondo, lo aspetto da troppo, e DiCaprio è uno degli attori che amo di più nel panorama hollywoodiano, non posso mancare.
    Bella rece, come sempre

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  5. I mie due centesimi: rientro nel novero di persone che non gradisce il cinema di inarritu. Tecnicamente perfetto, enorme lavoro sugli attori,splendidi i paesaggi, troppo poco de "panza" per risultare autentico. Grandissimo (in lingua originale almeno) tom hardy (ma dai tempi di bronson che lo ripeto...). Il capitan roscietti ormai è presenza costante nei nuovi film hollywoodiani.

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  6. "La morte che piomba addosso a quegli uomini [cut] con il preciso intento di buttare anche lo spettatore là in mezzo, nella baraonda e nel panico."

    Leggendo questa frase mi sono tornate in mente le scene dello sbarco in Normandia de "Salvate il soldato Ryan" O_O

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  7. Andro` controcorrente, ma per me Di Caprio e` un attore, al meglio, OK. Anche io penso che Tom Hardy in Revenant "giganteggi" su Leo, ma mica per battute o spazio concessogli, ma semplicemente perche` e` un attore migliore. Francamente, tutte le volte che vedo Di Caprio recitare mi crolla la suspension of disbelief e ho immediatamente la sensazione di trovarmi di fronte ad uno che recita, non ad un personaggio "vivo" (e per tutto il film, non riuscivo a togliermi dalla testa questa scena: http://gph.is/17Dpg5E ).
    Quanto al film, francamente l'ho trovato di ottima qualita`, ma forse cinicamente confezionato attorno a Leo per vincere premi. A parte protagonista e antagonista, gli altri personaggi son tutti un po' piattini (palma d'oro ai francesi, cattivi fino al midollo, senza redenzione). Onestamente, speravo meglio.

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    1. Dopo questo commento non ho bisogno di aggiungere altro. Pienamente d'accordo!

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  8. In realtà di vero pare non ci sia molto nella storia raccontata da Inarritu: i problemi con gli Arikara e l'incontro con l'orso forse, amplificato nei racconti di quel vecchio pallonare - morì a un'età per cui oggi sarebbe giovane, ma allora era "vecchio" - del protagonista, e l'abbandono da parte dei compagni. Ma le eventuali sbruffonerie del vero Glass sono enormemente amplificate dal regista messicano: la neve e il ghiaccio (a giugno!), le catene montuose (in Sud Dakota...). peripezie che avrebbero ucciso chiunque non fosse Superman, e la stessa cattiveria del protagonista, a cui vengono addebitati altri omicidi di cui sicuramente fu innocente. Non importa, vero, è cinema e il cinema non deve essere credibile ma fantastico. Ma io rimpiango i film scritti da Arriaga, il vero genio tra i due

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  9. A me in generale è piaciuto, ma penso che la tecnica si mangi un po’ troppo la storia. Cioè, a volte stai a pensare “ma come a fatto a girare questa scena?” e intanto il film va avanti. Di solito si dice che la tecnica deve essere subordinata alla storia…
    C’è proprio una scena in cui due si inseguono e l’inquadratura allarga fino al campo lungo e prende anche le montagne, come se il regista dicesse “ma sì, che ti frega di ‘sti due poveracci che si ammazzano! Va’ che belle montagne!” almeno io l’ho recepita così.
    In Birdman, per il tipo di storia che è, l’eccesso di tecnica non mi infastidiva e infatti mi è piaciuto di più.
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    Poi ecco, Domhnall Gleeson doppiato da Pino Insegno non si può sentire, pesa 20 chili bagnato e c’ha il vocione da basso, questa cosa mi buttava fuori dalla storia a calci ma lì che ci vuoi fare, colpa mia che vado alla multisala.
    (Fra l’altro il roscio inglese ultimamente è ovunque: Black Mirror, Ex Machina, Star Wars e ora qui, e mai che mi ricordi come si chiama).

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    1. Personalmente non avrei scelto proprio Domhnall Gleeson. E' un bravo attore, ma non piace per il ruolo. Quando ha la barba è ok: perchè da l'idea di un uomo vissuto, appena se la toglie sembra un ragazzino.
      Pensa che lo stavo scambiando David Wenham, l'attore che fece Faramir nel "Signore degli Anelli"

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  10. Allora. Regia eccelsa, fotografia strepitosa, scenografie come sopra. Su questi punti non ci piove neanche nella LA del 2019.
    Prove attoriali molto ispirate, Hardy più di Leo, e anche qui tutti d'accordo e giù il cappello.
    Però. Dov'è la storia? A tratti sembra di guardare uno stupendo montaggio di belle foto. Dalla sceneggiatura fuoriesce soprattutto un protagonista bidimensionale, che in quasi tre ore di film non mostra alcuna evoluzione, salvato solo in parte dall'interpretazione di Di Caprio.
    Manca il pathos, l'empatia con i personaggi. Alzi la mano chi ha "sentito" il dolore di Glass alla morte del figlio, per non parlare del senso di vendetta (filo conduttore del film) affidato in pratica a quelle due volte in cui il protagonista scrive "Fitz" sulla neve.
    E' sufficiente l'eccellenza tecnica, tra le migliori che abbia mai visto al cinematografò, per fare di un film un capolavoro?

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    1. ho avuto la tua stessa impressione, per quanto riguarda "l'emotional connection" con il protagonista. ma io sostengo che non l'hai sentito, il pathos, perche` Leo non e` 'sto grande attore. se ci fosse stato Daniel Day-Lewis, o un Bardem, nella parte di Glass, sarebbe stato tutto molto differente.

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    2. E pensa che invece considero Di Caprio il più talentuoso attore americano della sua generazione :)
      Il punto è che puoi metterci anche Paul Newman, ma se lo "abbandoni"nella maestosa sovrastruttura tecnica, se gli cuci addosso un personaggio di cui non percepiamo alcuna emozione o motivazione, l'attore può "comunicare" solo fino ad un certo punto. Paraddossalmente, Fitzgerald è scritto decisamente meglio: ne percepiamo gli interessi, ne capiamo le paure. Ma Glass? Vogliamo parlare del rapporto con la moglie? Cosa ci trasmettono quelle visioni oniriche?
      L'orso, il fegato crudo, il cavallo di Hoth, sono tutti elementi "fisici" davanti ai quali è istintivo generare reazioni nello spettatore; ma quando si va sul piano emozionale (a costo di ripetermi, la morte del figlio, la vendetta) sfido chiunque a negare di essere rimasto totalmente freddo.
      Poi per carità, le vicende umane che sono piccola cosa di fronte all'immensità della Natura, il grande blablabla, ma a quel punto diventa un film di Malick. No, grazie.

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    3. Mmmh...

      [SPOILERAZZO ROVINATORE PER STARE SICURI]
      Io di emozioni in Glass ne ho viste tante. Ma tante. Non parla, perché non può, ma la rabbia quando vede ammazzargli il figlio e non riesce a fare nulla, il terrore quando scopre che gli indiani sono a due passi, la rabbia quando porta a termine la sua vendetta. Passa tanto in quegli occhi. Sono d'accordo però sul fatto che non bastano dei cenci sporchi e una barbetta per farlo sembrare un vero trapper, per limiti fisici (di natura positiva, ma sempre limiti sono) del personaggio. Un attore dal volto più scavato avrebbe reso molto meglio. Sul discorso storia poca roba: vero, ma vale per tanti altri film. E, secondo me, ci sono delle pellicole che possono reggersi anche su una piccola storia, se messa in scena come si deve. Fai parlare le sensazioni più dei personaggi e, se sei bravo, la cosa funziona. Succede che non a tutti piace, ma se ti piace e quello schermo ti tira dentro, è un'esperienza che non dimentichi. Che storia c'è dietro a Gravity, se non una sinossi da due righe? E in Mad Max Fury Road? E in Driver? Tre film completamente diversi, i primi che mi vengono in mente, che però credo rendano perfettamente l'idea del tipo di pellicole a cui mi riferisco. Poi boh, a me le visioni oniriche son piaciute (il background da emarginato di Glass, al netto di spiegoni) e mi piace anche Malick. E neanche poco.

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    4. A scanso di equivoci: dal cinema io sono uscito soddisfatto. Non devo per forza trovarmi davanti una storia complessa, anzi in casi come questo, dove l'occhio e la mente dello spettatore vengono rapiti da altri fattori, una storia semplice può aiutare a non perdere la bussola.
      La sensazione di "occasione persa" me la trasmette la scrittura del personaggio: le emozioni le vedi perché l'attore è bravo nel comunicarle con quel poco che gli lascia la sceneggiatura, ma tu che sei un narratore avresti scritto un personaggio del genere? Mi fai giustamente l'esempio di Gravity, eppure capperi se la Stone non si evolve, se non supera le sue paure, che tu spettatore capisci e interiorizzi.
      Le scene oniriche le ho trovate vuote e un po' fuoriposto in mezzo a tutto quel realismo così "terreno", però questo è veramente un aspetto soggettivo.
      Chiosa su Malick: non era mia intenzione utilizzarlo come metro di paragone negativo: intendevo che nelle corde di Inarritu, da 21 grammi a Biutiful a Birdman, c'è un cinema diverso, che esalta l'espressività dell'attore che ha a disposizione.

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    5. pensa invece che io ritengo i personaggi di Glass e Fitzgerald gli unici ben scritti del film :)
      Citando Ron Burgundy, "agree to disagree"

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  11. Se avrò tempo, modo, denaro, amore, fortuna, lavoro, una batteria di pentole Mondialcasa... andrò a vedermelo sicuramente. Ma temo che dovrò aspettare una versione home video tra un po'.
    Ma, Doc, toglimi una curiosità:
    Recensito da: DocManhattan Data: Jan 26 2016
    Come hai fatto a recensirlo... DOMANI?

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    1. Ho capito! Tu sei "l'Uomo di Domani" degli Ex-Men! Che fine ha fatto quello con le orecchie da topo?

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    2. Doc ammetti che in Giappone un tizio con lo sguardo spiritato ti ha venduto una De Lorean a poco prezzo!
      Il film non l'ho visto ma mi attira moooolto e poi Leo come attore mi piace taaanto,dai che la statuetta la porti a casa a sto giro

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  12. Dico la mia, su un film che secondo me può effettivamente dividere critica e pubblico e pure in più di due fazioni.

    La premessa per me è che Revenant è un film differente se visto al cinema o in poltrona. Un po' come Gravity, che addirittura faceva la differenza se visto in 2D o 3D.

    Io l'ho visto a casa e quindi credo di aver perso molta della magia del film, che appunto è girato per inglobare lo spettatore e metterlo lì, nella pelle dell'orso (e/o di Di Caprio) e con la neve alle ginocchia.

    Visto da casa, l'attenzione si sposta di più su storia e personaggi. Se i personaggi mi hanno convinto molto, la storia non mi ha detto molto, nel senso che ovviamente, dopo 30 anni che guardo film, è già difficile che urli alla novità, ma la trama è talmente lineare che non provoca molti sussulti.

    In conclusione: se uno "entra" nel film, allora merita; se non ci riesce, capisco che si possa pure annoiare.

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    1. Sono assolutamente d'accordo. Ci sono film che vanno visti in sala, perché a casa, specie su "copie che girano", non è mica la stessa cosa. Gravity visto in BR è un'altra roba, e Revenant fa parte della stessa categoria. Quello straniamento e quell'inquietudine della battaglia iniziale? In salotto, con il telefonino che trilla i messaggi di uozzap, mettendo in pausa ogni due per tre, è mica uguale. Il discorso vale in generale per tutti i film, ma per alcuni più di altri.

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  13. Ah, su Leo come attore.

    A me sinceramente è sempre piaciuto, anche perché è uno dei pochi che è riuscito ad avere successo sia da ragazzino che da adulto.

    Tra le sue interpretazioni più convincenti da adulto io metto: the departed, the aviator, Django e, ovviamente, Revenant.

    E non ho ancora visto il lupo di Wall Street.

    Per vincere l'oscar, è semplice: Leo deve fare un film dove soffre in modo estremo, tipo perde o acquista 70 chili, è su una sedia a rotelle... non so perché, ma gli americani questo premiano.

    Essere sgranocchiato da un orso entra nella categoria? Maybe...

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  14. Come per Star Wars condivido in toto il tuo giudizio. Visto ieri all'Arcadia in sala Energia. Una delle esperienze cinematografiche più potenti e sconvolgenti di sempre,tanto che personalmente colorerei anche la mezza Olivia restante. Poi uno si guarda intorno in sala e vede facce perplesse. Apre un social a caso e trova mille "ma" che coinvolgono tutto, dalla messa in scena, alla recitazione, alla durata, alla presunta mancanza di ritmo ecc. A me sembra che abbiamo perso totalmente la capacità di riconoscere la grandezza di un'opera non convenzionale. Se uno gira bene non è più bravo, "è furbo". Se riprende lo splendore terrificante della natura doveva tagliare. Se un attore comunica col corpo la sofferenza, il dolore, il freddo "ha parlato poco per vincere l'Oscar". E vabbuò.

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  15. Come per Star Wars condivido in toto il tuo giudizio. Visto ieri all'Arcadia in sala Energia. Una delle esperienze cinematografiche più potenti e sconvolgenti di sempre,tanto che personalmente colorerei anche la mezza Olivia restante. Poi uno si guarda intorno in sala e vede facce perplesse. Apre un social a caso e trova mille "ma" che coinvolgono tutto, dalla messa in scena, alla recitazione, alla durata, alla presunta mancanza di ritmo ecc. A me sembra che abbiamo perso totalmente la capacità di riconoscere la grandezza di un'opera non convenzionale. Se uno gira bene non è più bravo, "è furbo". Se riprende lo splendore terrificante della natura doveva tagliare. Se un attore comunica col corpo la sofferenza, il dolore, il freddo "ha parlato poco per vincere l'Oscar". E vabbuò.

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  16. Michael Fassbender protagonista avrebbe reso il film ancora piu' bello!!!
    Ottimo Di Caprio comunque!

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  17. Concordo con la rece su tutto tranne due particolari:
    1) se Di Caprio vinceràl'oscar per questo film sarà o per mancanza di una effettiva "concorrenza" in lista o perchè glielo devono da un 2-3 anni e quindi je tocca. Non è stata la sua migliore interpretazione, buona, intensa, ok, ma non la sua migliore. Ma su questo punto ci puoi anche passare sopra, sul prossimo invece...

    ...ROVINATORE PIU' O MENO, MA NEL DUBBIO FATE CHE SI'...

    2)finora solo i russi di Guy Ritchie mi avevano dato quel senso di immortalità, duri a morire, piomborepellenti, immuni a dolore e ferite: ma quelli sono delle "macchiette" che ripropone sempre nei suoi film. Questo dovrebbe essere un personaggio reale. Che un giorno è steso su una barella praticamente trifolato da un grizzly e tenuto insieme con lo sputo, e il giorno dopo striscia per due ore, gattona per 4 e poi è in piedi... e mentre strisciava ti fanno ben vedere che ha un gamba spezzata a metà della tibia e rigirata di 180°, zioken non ci puoi camminare sopra dopo mezza giornata e correre dopo una settimana! Wolverine te fa na pippa! E tutta sta fantomatica rigenerazione nei primi giorni con solo neve come nutrimento, un passero, un pezzo di midollo da una carcassa putrefatta e un pesce. Mirabolante. Ferite infette e in suppurazione e nemmeno una febbre, ma tanto mi butto nell'acqua gelata e mi ripijo. "il tuo corpo sta marcendo" gli dice il simpa indiano, e lui sente niente, fottesega, c'ho la vendetta che mi porta avanti, dai, tira su la sauna sciamanica che me passa tutto.
    Il cavallo di hoth (nota tecnica rigenerante ripresa poi in wanted, aka tiroabanana, sottoforma di bagni di cera) a differenza sua aveva solo una freccia nel culo, ma dopo la caduta Leo s'è fatto un cazzo, manco una costola incrinata, e quello invece s'è sbriciolato.. seeee vabbeh.
    Non lo so, questa irreale immortalità del personaggio mi ha reso quella che sarebbe potuta essere una bella storia, nientaltro che la versione superfiga con le parti introspettive e tutto il resto delle minchiate colossali di un sopravvissuto con la sindrome di Munchausen..
    Il film mi è piaciuto ripeto, ma sto particolare mi fa abbassare il voto di una presidentessa rispetto al tuo.
    Oh, alla fine "de gustibus non est sputazzellam".

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    1. [SPOILERAZZO]

      ti sei dimenticato lo sciamanesimo da 4 soldi per far piacere all'academy e far credere che ci sia qualcosa di spirituale nel film: se ci fai caso, Glass viene sepolto, sulla sua tomba viene piazzato un simbolo sciamanico (la spirale sulla borraccia) e lui "resuscita" come un revenant da manuale:
      https://en.wikipedia.org/wiki/Revenant

      [FINE SPOILERAZZO]

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    2. Giusto. Ero stato obnubilato dallo sciamanesimo scherzone della sauna anti-necrosi. Ché si sa, la necrosi per i Revenant da manuale di D&D/PF è un prblema serio.

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  18. A me era piaciuto di più Birdman, ma siamo comunque a livelli molto alti di cinema qua. Immagini e riprese davvero fantastiche, suggestive, mentre lo guardavo mi davano davvero tanto l'idea di freddo, desolazione e immensità. Attori bravissimi, Tom Hardy pazzesco, Leo che te lo devo dire a fare, anche i personaggi secondari molto in parte e credibili, costumi bellissimi (gli indiani sono fighissimi soprattutto), unico difetto è la lunghezza, secondo me è un po' troppo lungo, ma dipende anche da come uno va al cinema, da quanto sonno ha o dal suo umore (io ero un po' stanchino XD).
    Straconsigliato.

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  19. Premettendo che Inarritu non è il mio regista preferito (anzi, spesso è riuscito a farmi uscire dal cinema imbelvita contro di lui), che Birdman mi era piaciuto moltissimo, ma a freddo l'ho trovato una "furbata" quanto a sceneggiatura, a me questo Revenant è piaciuto tantissimo. Regia superlativa, una fotografia assolutamente mozzafiato, recitazione perfetta (si, preferisco un pelino Tom Hardy, soprattutto perchè è un trasformista che levati, cosa che a Di Caprio manca). Unico appunto (lo so, sono cacacazzi) le visioni alla Malick se le poteva evitare quasi del tutto. Le ho trovate posticcie e nuovamente indicatrici del vizio di Inarritu, quello che me lo fa immaginare mentre ci strizza l'occhio e si vanta di quanto è bravo. Comunque avercene di film così. Da vedere al cinema e in lingua originale (check!)

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  20. Ho letto in un commento che c'è la voce di Pino Insegno! Ringrazio per averlo detto.
    Me lo scarico in inglese e pazienza per i gestori del cinema mi dispiace ma se ne faranno una ragione!

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    1. Aggiungo che parlerò massimo per venti minuti. Per una voce vuoi perderti questo filmone al cinema? :D
      Dai dai dai...
      Ovviamente sto scherzando :D

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    2. > scarica un film per non ascoltare venti minuti scarsi di doppiaggio italiano.
      > rinuncia a vedere al cinema un film tecnicamente suberbo, con una fotografia pazzesca, girato quasi interamente con luce naturale.

      Seems legit. E sorvolo sugli aspetti etico-morali.

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    3. Poteva andar peggio.

      Poteva essere Ubaldi... :D

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  21. Lo giudico un ottimo film, ma non perfetto. Peccato che sia freddo a tratti, non riesco ad entrare in empatia con i protagonisti...

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    1. Anzi, l'unico che mi lascia qualcosa è John Fitzgerald. Tom Hardy lo ha interpretato molto bene..

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  22. a me ha ricordato di più Dersu Uzala, ed è un complimento.
    non mi è sembrata la migliore interpretazione di Leo diCaprio anche se è bravo.
    molto più bravo l'eclettico e irriconoscibile Tom Hardy più adatto al ruolo di cattivo che di buono.
    Inarritu(aggiungere accenti vari a caso) è uno dei migliori registi di adesso (JJAbrams mi senti? muori)
    Alcune sequenze sono veramente da Oscar ma la seconda parte è troppo lenta.
    Alla fine non so chi scegliere tra The Revenant e The Hateful Eight, sono film molto diversi ma non so quale mi sia piaciuto di più. (OT: ma una nomination a Samuel Jackson invece che a Jennifer Jason Leigh no eh?)

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  23. concordo in tutto e per tutto (nella mia recensione c'avevo dato pure lo stesso voto antrisitco, uao!)

    Aggiungerei anche che m'è piaciuto molto pure Domhnall Gleeson, che fa un ruolo secondarissimo ma in più punti parecchio cruciale nell'economia che passa tra l'eroe (Leuzzo) e la nemesi (uno STRATOSFERICO Hardy)

    Bello bello. Ci ho sentito parecchia Sergio Leonità latente, tra le altre cose, il che è un gran pregio

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  24. Un filmone, mi ha tenuto incollato alla poltrona

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  25. A me è piaciuto un casino: spettacolo di luoghi, sensazioni, messe in scena impossibili, combattimenti eccezionali, diretti magistralmente e da fare cadere la mascella, truculenti, veloci e chiari. Tom Hardy eccezionale, DiCaprio così così: il problema è il personaggio piatto persino nello stereotipo del "mi vendicherò", non lui. Sul sito dei 440calci fanno notare la somiglianza con Jackass (nelle scene in cui DiCaprio fa cose al limite dell'umano), a me ricordava piu Castaway senza Wilson…
    In ogni caso non mi sono annoiato per nulla, avrei solo preferito meno scene con DiCaprio sofferente e che fa schifezze e magari una trama un po piu interessante: a me DiCaprio che grugnisce, mangia merda e dorme nelle viscere non ha detto proprio nulla, se non: “che palle”….

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  26. Ho trovato sia The wolf of ws che birdman film molto divertenti, direi frizzanti (alla Vincenzo mollica). Ma non penso li rivedrei, sono film che non mi hanno emozionato e che non mi hanno lasciato niente.
    Detto questo, vedendo e sentendo un po' di cos'è in giro, penso che non è affatto un film che riuscirei a digerire. Mi dispiace perdermelo al cinema solo per la qualità delle immagini e la magnificenza dello scenario, però ciò forse non basterebbe. Certo, non si deve parlare prima di aver visto il film, ma quando arriverà su Scai potrò ritornarci su, nel bene o nel male

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  27. Salve a tutti, è il mio primo commento in questo blog, che seguo da un bel po' di anni :)

    Io ho trovato "the revenant" di un piattume disumano. Dal punto di vista tecnico è ineccepibile, riprese fantastiche sia nelle scene d'azione, sia sui mega campi su questi paesaggi incredibili, ma dal punto di vista emotivo è lo 0 assoluto! I dialoghi (ridotti all'osso) sono abbastanza banali e scontati, la sceneggiatura ha un intreccio narrativo abbastanza scarno e le scene dei flashback e delle visioni mi sembravano un mix tra le visioni di "mad max" e le scene finali de "Il gladiatore"; di quest ultimo la scena finale è praticamente identica.

    Per quanto riguarda Di Caprio, tutti inneggiano al suo oscar, ma credo che qualsiasi attore di un certo livello possa emettere grugniti e sbavare per 2h, la cui unica idea in testa è "vendetta" (comprensibile). Non credo che il problema sia l'attore, ineccepibile come sempre, ma il personaggio, che lo limita molto.

    Per concludere direi: bellissimo film dal punto di vista formale, noioso per tutto il resto. Non lo rivedrei.

    P.s. Ieri, uscendo dalla sala con un gruppo di amici, ci siamo rivisti nella celebre scena di Fantozzi e della corazzata Potemkin.

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  28. Ciao.

    Mi ha incuriosito il fatto che questa sia l'unica sede in cui mi è capitato di reperire questa informazione:

    "già portata sul grande schermo da una vecchia pellicola del '71, Uomo bianco, va' col tuo dio! (Man in the Wilderness), di Richard C. Sarafian".

    Mi potresti cortesemente dire come ne sei venuto a conoscenza?

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