mercoledì 3 giugno 2015

52

Baldios, il film

Perché la serie Baldios - Il guerriero dello spazio da rEgazzino ti piaceva così tanto, nonostante il robot eponimo si vedesse pochissimo, e perché il film creato per darle un finale, Baldios - The Movie, ti è piaciuto ancora di più. Anche se lì il robot si vedeva ancora meno  [...]
First things first: Baldios - Il guerriero dello spazio (宇宙戦士 バルディオス, Uchū Senshi Barudiosu) non era un cartone di robottoni come gli altri. Aveva un robot che ricordava un Gundam più colorato, e perciò ti faceva impazzire, ma come detto a inizio post il robot aveva un ruolo marginale. Tanto più che i suoi avversari, l'armata Aldebaran guidata da Theo Gattler, non disponevano di mostri guerrieri adeguati per fargli da sparring partner, e quelle astronavi e trivelle che gli spedivano contro finivano distrutte in un microsecondo. Tutta la storia ruotava piuttosto attorno al rapporto di attrazione e odio, alla forte tensione amorosa tra due nemici: Marin, il protagonista della serie, e Afrodia (ché già il nome). 
Baldios andò in onda in Giappone tra il giugno dell'80 e il gennaio dell'81.
In Italia planò sulle reti locali nell'82.
La particolarità della struttura e l'inusuale peso dato alla psicologia dei personaggi a scapito delle mazzate robotiche trasformarono la serie di Akiyoshi Sakai (tra le altre sue serie ti piace ricordare Daikengo) in un roboante, coloratissimo flop. Delle 39 puntate previste ne furono realizzate solo 34 e trasmesse in Giappone solo 31 (fino alla 32, saltando la 31). La serie restò così orfana di un vero finale: sì, ok, schiattava il villanzone, ma Marin e Afrodia? Insomma, ce n'era?
Fortunatamente, nel 1981 fu chiamato a concludere il discorso un film per il cinematografò, Baldios (aka Baldios - The Movie). 117 minuti di dimensione artistica per riepilogare il contenuto degli episodi già andati in onda, modificandone diversi aspetti, e dar loro un finale vero e proprio, riscrivendo tra le altre cose tutta la parte della morte del villanzone Gattler per buttarci dentro una singolar tenzone con Marin. Quanto e più della serie TV, il film di Baldios è tutto incentrato sulla storia di eros e thanatos di Marin e Afrodia, come racconta qui sopra la locandina della pellicola.
Marin, il pilota di bella presenza in omaggio al nuovo trend di bishonenizzazione dei protagonisti per attirare anche il pubblico femminile, arrivato sulla Terra dal lontano pianeta S-1 inseguendo i suoi compaesani che gli avevano ammazzato il padre,
Afrodia, capo supremo delle forze militari di S-1, che dopo aver aggiso personalmente l'imperatore del pianeta, segue il malintenzionatissimo padre adottivo Gattler nel suo piano di conquista della Terra, in una fortezza volante che ospita oltre ai militari cento milioni di civili pronti a colonizzare la loro Terra (con la maiuscola) promessa.
Che tra i due dovesse nascere del tenerissimo - e incidentalmente che senza berretto, con i capelli verdi al vento, e senza quegli occhiali da Venditti, Afrodia era ancora più patonza - te lo diceva del resto la sigla di chiusura, con i due che si tenevano per mano puccipucci al tramonto. Ed è questa la fine, sì? Mica poi non succede niente, dopo tutto 'sto sbattimento galattico, no? No. Ci arriviamo tra un attimo.
Arrivato sulla Terra come l'esercito di Gattler, cioè attraverso una piega nello spaziotempo, Marin diventa un membro del corpo di difesa terrestre con il nome da hotline per depressi, i Blue Fixer, insieme al riccio americano Oliver, a Raita Hokuto, nato in una colonia giapponese sulla Luna e capace di darti un colpo che dopo tre giorni muori, 
e alla bionda Jamie Hoshino, l'unica ad avere sempre fiducia in Marin, quando i compagni diffidano di lui e un po' lo temono, considerandolo un voltagabbana del suo popolo e pertanto un potenziale traditore barra infiltrato spione. Naturalmente, ai fini dell'aspetto telenovela della faccenda, Jamie è (poco) segretamente innamorata di Marin. I Blue Fixer rispondono agli ordini del Comandante Bannister (Takeshi Tsukikage), che a sua volta è sotto schiaffi pesanti della Federazione Terrestre.
A causa di una FORTUNATISSIMA combinazione, la navetta con cui Marin è arrivato sulla Terra, il Pulser Burn, può essere adattata con un paio di modifiche, un'aggiustatina al cambio e una marmitta catalitica nuova, per trasformarla in tronco, braccia e testa di un robot guerriero, Baldios,
al quale, grazie a una combinazione altrettanto fortuita, si possono agganciare in qualità di gambe le due navette asimmetriche di cui i Blue Fixer già disponevano, il Baldy Prize
e il cingolato volante Cater Ranger (in originale Cateranger). Dice: ma com'è possibile? Allora è finita che la Dottoressa Queenstain era una scienziata.
Dicevi: c'è pochissimo Baldios anche nel film di Baldios. Fortunatamente sia le sequenze scelte nel ripescaggio dalle puntate, sia quelle realizzate ex novo sono fichissime,
tipo guardate che roba la gif animata a inizio post. Il Baldios, in quei pochi minuti di ribalta, splittati tra inizio film e fine pellicola, fa un figurone, apparendo molto meno sgraziato e mazzarellico di come veniva mostrato in gran parte degli episodi del cartone. Cioè, quando pure lì si degnavano di farlo combattere.
Eccolo, il "Gundam colorato" dell'infanzia di Minimanhattan,
pronto ad affrontare draghi a due teste o alla bisogna temibili, uh, uova volanti,
o più in generale interi stormi di quei caccia a forma di razza trasparente usati dagli Aldebaran in combutta con il cavaliere del Toro. Pochi, goderecci minuti di viulenza meccanica, prima di tornare a parlare di buoni sentimenti e soprattutto di tristi epiloghi. Baldios è un drammone shakespeariano, o meglio ancora una tragedia greca: qualunque cosa facciano, i suoi protagonisti sono avvinghiati a uno zainetto del destino dal quale non riescono a sganciarsi. Quali che siano le loro intenzioni, alla fine dei conti, è ininfluente, perché tutto - letteralmente - è già stato scritto.
Così Marin - che nomen omen ama il mare della Terra perché gli ricorda le ultime parole di suo padre, morto senza poter rivedere un mare che non fosse radioattivo come quello del loro pianeta, S-1 - è un guerriero dal capello tendente al verde e dall'animo tormentato e sensibile (occhi accuoricinati delle spettatrici). Vorrebbe come un Actarus qualsiasi salvare il suo pianeta adottivo, ma è parte degli eventi che condurranno verso un finale ben più sinistro.
Ma prendi anche Theo Gattler, nella serie chiamato conducator come Ceausescu, ma di fatto un dictator perpetuus alla Cesare, i cui tratti sono stati ripresi nel cartone per dargli un volto, un taglio di capelli e un mantello, da sfoggiare sopra la sua corazza dal petto inevitabilmente color viola villanzone. Gattler è un folle leader militare, ma è anche sinceramente preoccupato per la sua gente e per le sorti del pianeta che vuole conquistare per dar loro una nuova casa. Della Terra fa stravolgere l'ecosistema con un piano folle - ne parliamo tra un attimo - ma non vuole si usino armi atomiche per non renderlo una landa radioattiva come S-1. Ma, ancora, anche quello che lui desidera conta molto poco.
Gattler che ha preso con sé Afrodia e suo fratello Miran dopo la morte dei loro genitori, che nomina la ragazza comandante dell'esercito Aldebaran e le perdona qualsiasi alzata di testa perché invaghito di lei,
tanto che, con un sorriso inquietantissimo in faccia, lascia a un certo punto che Marin scappi perché mosso da ben altro istinto. Con la perdita dell'innocenza di Afrodia mostrata attraverso tutta una serie di immagini metaforiche a base di fiori che perdono i pedali e gocce di sangue stillate su una spina: contenuto simbolico molto alto su una scala da zero a sigla di Lady Oscar finita per sbaglio nuda in un roseto.
A questo triangolo amoroso si sovrappongono le storie degli altri personaggi, alcuni dei quali non presenti nel film o relegati al ruolo di comparse per ragioni di minutaggio. Come David, l'ex allievo della professoressa Queenstain innamorato di lei e pilota supplente scarsissimo di Marin, sacrificatosi poi per la sua amata mentre nella serie i compagni lo piangono e nel film se lo cagano pochissimo ché, oh, non c'è tempo.
Come la storia di un militare Aldebaran e della sua amata, finita sotto ghiaccio insieme agli altri civili, Romeo e Giulietta esuli cosmici la cui storia è altrettanto ovviamente destinata a finire malissimo.
Ma poi i riflettori tornano sempre sui due protagonisti: lei che fa per tutto il tempo la superstronza di Masini e vorrebbe uccidere lui, perché gli ha ammazzato il fratello milanista, lui che dovrebbe odiare lei, perché i militari hanno fatto morire suo padre.
Vorrebbe, dovrebbe, ma in realtà il magnetismo dell'ammmore neutralizza ogni duello, smorza ogni istinto omicida, in un continuo inseguirsi di amoreodio da cui Marin e Afrodia non sembrano in grado di sottrarsi.
E comunque, Afrodia? Quello che hai fregato all'infermiera impedita e con cui stai minacciando Jaime non è un bisturi, è il coltellino dei formaggini. Giusto per dirtelo, eh.
Ma prima del finale, prima del magoncino di lana del drammone immanente del destino, c'è un po' di spazio per riportare sulla scena Baldios, robò, Baldios-robò, e in quelle scene lì il "Gundam Colorato", con il suo fregio da samurai in fronte, i cannoncini da spalla e la spada con l'elsa piazzata nel posto sbagliato, spacca,
anche qui letteralmente. Ma le forze Aldebaran non usano, appunto, bestie guerrieri e mostroni. Quei pochi che hanno in stiva, dicevamo all'inizio, non servono a una well-loved. Eppure la truppa di Gattler riesce là dove decine e decine di eserciti invasori dei cartoni di robottoni hanno fallito: devasta davvero la Terra,
spedendo ai Poli dei macchinari che provocano lo scioglimento dei ghiacci e di conseguenza l'inondazione di una buona fetta delle terre emerse. In un intreccio da fantascienza vintaggia, la condanna della guerra alla Gundam si mischia al messaggio ecologista alla Conan il ragazzo del futuro, e soprattutto il vero rapporto tra la Terra e S-1 viene svelato in un plot twist superbastardone in stile Il pianeta delle scimmie. Di per sé, tutti elementi già visti altrove, che però in questo mix funzionano, contribuendo enormemente al tono drammatico della serie. Serie che finiva lì, con la Terra allagata da un guasto alle sue due lavatrici polari, e che nel riepilogone e remix del film non conosce sorte migliore.
Il dramma accelera verso la sua conclusione, tutti i pezzi finiscono al loro posto, e mentre gli altri Blue Fixer piangono la morte dei parenti spazzati via dai maremoti, arriva al capolinea anche il triangolo-no di Afrodia, Marin e Gattler.
L'eroe torna con lei su una Terra di cui è rimasto in piedi ben poco, proiettata verso il suo futuro ad alto tasso di nanocurie a causa di un banale errore orchestrato dal fato,
e su quella benedetta spiaggia della sigla di coda alla fine ci arrivano, sì, solo che non si tengono romanticamente per mano. Marin regge tra le braccia Afrodia davanti al faro in cui i due, nel futuro, si sono incontrati per la prima volta,
e lei muore tra le braccia dell'ufficiale e gentiluomo che voleva disperatamente odiare, senza riuscire a farlo, piangendo lacrime di stelle. La grande tristezza, ma oh, è una tragedia greca, non una commedia americana con la Bullock. Ricapitombolando, un film su un robot gigante con pochissimo robot gigante ma tanta fantascienza classica dentro, con inevitabili saltelli narrativi nella parte riepilogona, ma perfettamente godibile a sé. Complementare alla serie TV e allo stesso tempo distaccato da essa, visto che la storia è stata modificata in più punti, e diverso da tutto il resto dell'animazione robotica coeva. Se non l'avete mai visto, vedetevelo: non ha molte delle poverinate tecniche della serie e raddensa la storia in meno di due ore. Della serie TV, però, dovete riascoltarvi almeno venti volte entro stasera la bellissima, ipnotica sigla, un'altra delle cose che da rEgazzino ti facevano impazzire di questo strano cartone per voi che eravate giovani e credevate negli eroi:

E comunque, trentaquattro anni dopo, il "Gundam colorato" rimane per te un mecha fichissimo. Ricordate la triste storia del robottino vintaggio perduto, di cui si parlava in questo sondaggismo?

Sette lustri circa più tardi, è di nuovo tuo, e stavolta non te lo dimentichi in giro. Grazie, Internet.

52 commenti:

  1. Beh nella serie c'era un robot fighissimo,dei piloti altrettanto fighi....e lo fanno combattere SOLO contro delle astronavine a forma di spermatozoi...
    E poi si sorprendono pure che la serie venga interrotta??
    A me Baldios come serie non è mai piaciuta,proprio per gli elementi citati in questo post(poca presenza del robot e nessun degno avversario)
    Baldios per me è stata una buona occasione sprecata,con dei mostri guerrieri o dei robot pilotati da avversari,miscelando la storia d'amore con dei bei combattimenti sarebbe stata una serie che avrebbe dato dei calci a Gundam.
    Invece hanno puntato troppo poco sul robot(in una serie robotica) e ne è uscita una serie uallerofora e morta di sonno.
    Uniche note positive il robot e la bellissima sigla italiana.

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    1. Questa è una serie in cui il robot c'è finito solo perché in Giappone in quegli anni in una serie fantascientifica d'azione / avventura il robot ci DOVEVA essere per forza. Un po' come Danguard o lo Spiderman giapponese

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    2. esatto qui il robot è davvero una scusa becera per fare una serie, fosse stata fatta con più coraggio usciva una cosa alla corazzata yamato ma molto più figa e credibile dell'opera di matsumoto ;)

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    3. pdf mode on

      no nello spiderman giapponese c'è il robot perchè è una serie tokusatsu

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  2. A me una puntata diede il voltastomaco, c'era come villanzone una massa verde informe, però la sigla era bellissima

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  3. Baldios era uno dei miei cartoni preferiti insieme al Gotriniton (Goshogun in originale) proprio per la struttura completamente avulsa dai canoni della robottoneria dell'apoca.

    Certo, quella patonza di Afrodia ha contribuito molto ai tempi, ma che ci si vuol fare. :D

    Cheers

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  4. Bei ricordi, Doc...
    serie che - come Gundam e tutte le serie con un minimo di "guerra" e ragionamento in più - mi incuriosiva parcchio...e mi lasciava perplesso...
    Qui in Sicilia fu trasmessa poco e male.. ma ho il ricordo nitido del robot venduto alla Fira del Mediterraneo qui a Palermo, in più di una bancarella e i miei timidi tentativi di ottenrlo come regalo per la promozione... ma avevo da poco rivuto un tris Gundam - Guntank - Guncannon e, quindi, non c'era speranza....

    La sigla...beh, che dire? a quei tempi non mi colpì e pure oggi non è tra le mie favorite...forse per quell'arrangiamento tutto frizzi e lazzi o per il coretto dei bambini che trovavo insopportabile... come spesso accadeva, la sigla poi non c'entrava un'infiocchettatissima con il tema e la trama del cartone, banalizzando un po' le cose... "il nuovo campione a cui volere bene ora c'è"....

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    1. LOL, si', la sigla e' orecchiabile, ma il testo sembra scritto su ordinazione: "canzone per cartone generico con robot che difende la terra".

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    2. Erano i tempi, dai. La prima sigla di Goldrake non la supera nessuno in quanto a stupidera, eppure resta un capolavorò dell'infanzia :) Nella maggior parte dei casi, come noto, chi realizzava le sigle non aveva alcun idea, se non qualche vago dettaglio, del contenuto dei cartoni, per questo abbondavano le sigle dai testi generici. Quando non erano pescate altrove come per Gaiking e Lupin... :)

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    3. ...music takes me higheeeeer....

      https://www.youtube.com/watch?v=Q5mtrWlv-n0

      però, era davvero bella la sigla dei Ganymed (con le loro maschere da mostri spaziali).... coeva alle produzioni di Moroder e di Dider Marouani e dei suoi "Space"...praticamente tutti antenati dei Daft Punk!!!

      https://www.youtube.com/watch?v=B2Y7ESqe6lM

      ...scusate l'OT!!!

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    4. Viva gli Space,proggetto seminale (e di grande successo allora) ormai semi-dimenticato.

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  5. Baldios lo nonosco poco ma il film mi sono ripromesso di vederlo già da quando abbiamo incominciato a parlare del robottazzo.
    Nel frattempo mi sono accattato il raggioblu del film di Trigun e me lo sono gustato alla grande con tante/tantissime lascrime napulitante nel rivedere il reverendo Wolfwood all'opera.

    OT da pupazzame addicted: per eliminare le parti di residui dei telaietti dai pezzi mi hanno portato delle lamette prodotte dalla Olimpus usate per la manutenzione degli apparati ottici che tagliano come la lingua del diavolo e ti permetto di fare un lavoro perfetto, le lime sono ormai un lontano ricordo.

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    1. Sono iscritto anch'io da tempo al club della lama. Utilizzando, ehr, lo strumento giusto, non c'è quasi bisogno di lime e carta vetrata fine-fine. Detto questo, non monto un gunpla da mesi, ché ho finito i soggetti che mi piacevano... :(

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    2. Io sto vedendo Gundam Seed e ci sono dei Gundam stupendi,a me piace da impazzire il ZGMF-X13A Providence Gundam

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    3. Mhh, troppe alette, non mi piace molto. Di Seed ho fatto l'Aile Strike, che senza zainetto alare è figo. Il campo non è molto vasto, in realtà, perché faccio solo i Master Grade e solo quelli usciti di recente, perché i primi modelli se non li colori non sono spesso granché. Dalong docet.

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    4. che ne dici del Blitz Gundam Master Grade?

      http://ecx.images-amazon.com/images/I/71eu4l-zNVL._SL1229_.jpg

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    5. Carino quello che piace a Bluecyber, il Red Frame, ma avendo montato già la custom sarebbe un doppione per te.

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    6. Esatto. Il Blitz che propone Itlas non è affatto malvagio, ma assemblato così com'è mi sembra un po' plasticoso:
      http://www.dalong.net/review/mg/m157/p/m157_00a.jpg
      Kit del 2012, la maledizione dei vecchi modelli di cui parlavo prima, ragion per cui non ho ancora assemlato manco uno zaku, ripiegando sul (fichissimo, lo ribadisco) Geara Doga recensito l'estate scorsa.

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    7. Quello che sto montando io (non è un gunpla) è tutto verde come uno Zaku e proverò a farlo verniciare da un mio amico.
      Sarà la maledizione del colore verde ma con i pezzi di quel colore si vedono tutti i segni dei telai anche se ho pulito i punti con precisione chirurgica. Con i pezzi bianchi grigi e neri non ho problemi ma con i verde rimane qualche segno bianco di stress sulla plastica.

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    8. provato il trucco jedi di leccare il pollicione e pulire con l'unghia? se non è stress della plastica, ma piccolo segno di sprue la leva completamente

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    9. Io ho appena preso l'Aile Strike (dirattamente dalla terra sel Sollevante perchè non riuscivo a trovarlo a prezzi decenti), ma primo ha fatto il Crossbone Fullcloth (regalo della moglie) che mi ha flippato sia per il look "CapitanHarlockoso" che per la quantita di armi in dotazione (2 dicasi DUE megaspadoni, oltre a beam saber, pistola a tema e cannone balestra e catene e coltellini e frusta ecc...)... dovresti darci un'occhiata (http://www.gundamplanet.com/mg-xm-x1-crossbone-gundam-full-cloth.html)

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    10. Presente! Lametta da rasoio, di quelle vintage a due fili, usata a mano libera per il gusto del rischio...

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    11. @Wargarv
      trucco jedi già provato ma è proprio la plastica verde che si stressa molto facilmente. In alcuni punti lo stampo è fatto male ed rimasta della plastica in eccesso, in quel caso l'unghia del pollicione è perfetto per rifilare.

      @RavenBS
      Discutevamo in privato del Crossbone Fullcloth e sul suo look alla Harlock. Qualcuno sollevava alcune perplessità sul "vestito", sia come resa sia sul fatto che si possa smontare solo perché lo hai guardato male.

      @ALienMas
      quelle che mi hanno regalato e sto usando hanno la lama solo da una parte e questo aiuta molto nel non segarsi le dita. Le uso anche per pareggiare gli eventuali piccoli scalini di giunzione tra pezzi diversi.

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    12. @Drakkan: il "vestito" IMHO dà al gunpla un aspetto molto maranza,specie in congiunzione con lo sciabolone, con un look molto "vieni quà che ti prendo a calci in coolo" (soprattutto il collettone con l'interno rosso mod. Capitano).
      Purtroppo, sinceramente, è molto limitante per quanto riguarda le pose, specie quelle più dinamiche, ed in effetti alcune parti (sciarpone sul davanti, alettine bianche del cloth) tendono a staccarsi facilmente in fase di posa... ipotizzavo, infatti, anche se non strettamente necessario, di usare un paio di gocce di attack in punti sufficientemente nascosti per irinforzare... per questo motivo al momento ho sospeso la fase di decorazione (sticker/trasferibili/pannellaggi) finchè non decido se e come farlo...

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    13. Personalmente non mi dispiace poi tanto il look del Crossbone Fullcloth. In giro ho visto questo custom stupendo:

      http://www.gunjap.net/site/wp-content/uploads/2013/04/IMG_6258.jpg

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    14. Non male, ma non mi fa impazzire quel rosso metallizzato... se dovessimo andare sul custom preferisco i colori di questo (tralasciando il remodeling PESANTE):

      http://2.bp.blogspot.com/-cs-a9Dq_7xw/VJqtBPnGLHI/AAAAAAAICbo/0nhQC3W_j8g/s1600/23585-5.jpg

      http://4.bp.blogspot.com/-6hUUVDo4ZjM/VJqtDe7mDJI/AAAAAAAICbw/WRYh1nfOwt0/s1600/23585-2.jpg

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  6. Butto là: dopo il viola villanzò e il rosso eroico, ma non è che la capigliatura verde per le fanciulle anime è presagio di amore con tragica fine? Penso a Flora, e in fondo pure Lamù, in chiave comedy, non quaglia mai, o quasi.

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  7. Da piccolo Baldios mi piaceva per la sua forma, ma riuscii a seguire poco la serie. Essa si e' fatta interessante quando me ne hanno parlato anni dopo ("troppo figo, e' quella dove muoiono tutti!") e cosi' anni fa la riguardai tutta, film compreso.
    La serie e' bella per il robot, la sigla, la sua tragedia e la sua natura particolare e sfortunata (l'unica serie dove la Terra perde, e anche la serie e' sconfitta agli ascolti), ma ci sono anche delle discrete sciocchezze, come la puntata della colonia sulla Luna con la gente che vive come antichi romani. Inoltre, i combattimenti non sanno di niente, ed e' normale che il pubblico si sia stancato dopo un po'. Quanto al sorpresone finale, certo e' di effetto, ma non e' del tutto convincente, e sembra una forzatura realizzata tanto per far finire male la storia e chiarire il messaggio ecologista.

    Tutto sommato preferisco Zambot 3: abbastanza tragico anche quello, bel mecha anche li, ma piu' completo come storia ed azione.

    Curiosita': si possono ancora leggere le trame degli episodi di Baldios mancanti 35-39 (http://www.encirobot.com/bald/bald-sint.asp) mai realizzati e che avrebbero portato ad un finale lievemente diverso.

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  8. piaceva tanto anche a me da piccolo e l'ho rivalutata da grande. film compreso.
    Invece del pupazzetto vintage che costa spropositi mi sono comprato a un paio di decine di euro un modello recente fedele plasticoso e posabile. what else?

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  9. La sigla avrebbe potuto essere un inno autarchico, quasi come quella di Astroganga. Quasi.

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    1. Ah, ma allora non sono l'unico a pensare che la sigla OI di Astroganga fosse riadattata da qualche hit da fascistelli nostalgici? (Che poi... "Astroganga"! Sono passati trent'anni, e sto ancora ridendo...)

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    2. Mostri guerrieri ed astronavi e il cielo si oscuro'
      in alto i missili e lance termiche e mille e piu' robot

      ma noi che siamo uomini
      noi difenderemo la liberta'

      ecco gli eroi che insieme a noi lotteranno
      Charlie è la' in simbiosi è gia' con il grande
      A-STRO-GA-NGA!

      e da lontano un suono strano la terra trema gia'
      arrivano i Blaster ma la loro sorte oggi non cambiera'

      perché noi fino all'ultimo
      sempre difenderemo la liberta'

      ecco gli eroi che insieme a noi lotteranno
      Charlie è la' in simbiosi è gia' con il grande
      A-STRO-GA-NGA!

      A-STRO-GA-NGA!

      ecco gli eroi che insieme a noi lotteranno
      Charlie è la' in simbiosi è gia' con il grande
      A-STRO-GA-NGA!

      SI'!

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    3. Ora, a parte il papparappappa, papparappappa da marcia veloce, il coro "NOI che siamo UOMINI", l'impavido charlie che nonostante il nome è BALILLA e la di lui consorte -insieme non fanno dodici anni- con le cosci'all'aria da futura fattrice...
      a parte gli scherzi, dicevo, hanno fatto un gran lavoro: battaglia, invasori, eroi... che volevi, il trio lescano? :D

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  10. Sigla bella ma testo ORRENDO, proprio brutto.
    Trasformazione epica con BGM altrettanto epica.
    Visto quasi tutto da piccolo, scoperto il vero finale da grande, che dire: chapeau!

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  11. La BGM di Baldios è stupenda.L'ho cercata per piu di 15 anni e finalmente l'ho trovata su vinile (usato) le ristampe sono esaurite da anni.
    Intorno al 1997 utilizzai alcuni samples estratti dalla VHS del film in alcune mie produzioni musicali.

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  12. baldios più che altro aveva delle tamtiche adulte che levati, dall'eliminazione dei dissidenti fatti passare per terroristi, in modo da poter instaurare una dittatura militare di giulio gattler, fino al completo controllo mentale fatto su afrodia, succube del proprio ruolo, perpetrato da gattler stesso a suon di stupri (oltre al fatto che l'ha pure adottata dopo avergli ammazzato i genitori lui stesso)...insomma un santo proprio ^^;;;

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  13. Proprio ieri cercavo qui, se fosse mai stato fatto un post su questa serie troppo ingiustamente sottovalutata, coincidenza ? Inizio di quella nuova rubrica sulla "fantascienza sfighè" ?
    A parte quelle tipiche ingenuità da cartone animato, Baldios tirava in ballo tematiche pesantissime, roba da mandarti in analisi. A modo suo ha provato a mettere insieme i temi di altri capolavori: il governo indolente di Harlock, la guerra di Gundam, messaggio ecologista alla Miyazaki, l'ineluttabilità del destino di... no vabbè quella è proprio una roba dei giapponesi.

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  14. Mi piaceva tutto di Baldios.
    Nome, sigla, storia, mecha, tutto.
    Ero tra l'altro uno dei pochi, tra le mie conoscenze, a ricordarsi del cartone anche nei decenni successivi.

    Guarderollo sto film, che pare gran fatto bene. Grazie come sempre, Doc.

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  15. Baldios?? Io non lo conosco per nulla... Cacchio, devo rimediare!

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  16. Baldios è un robot fighissimo, la serie era fin troppo triste e cruda (ricordo che il biondo riccio per resistere a tipo un lavaggio del cervello si piantava un coltello in una gamba mentre veniva praticamente elettroshockato!)

    E Marin con il "corpo di ballo di lorella cuccarini" mi riporta al primo post che ho letto proprio qui nell'antro, quello relativo alle divise dei piloti dei robottoni! :)

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  17. quanto mi piaceva Baldios! la sigla elettronica spacca ancora oggi (peccato per il coro dei bambini e il testo da "canzone di chiesa") e l'atmosfera decadente che permeava il tutto era quasi ipnotica per un bambino nel 1980. Il film non lo conoscevo, se c'è anche un recap della serie non posso fare a meno di guardarlo, grazie per la segnalazione ;)
    ps. anche a me aveva colpito il fatto che sulla Terra l'astronave di Marine fosse stata adattata a robot senza troppi sforzi... una bella minchiata sicuramente, ma nell'economia delle serie giapponesi neanche la peggiore dai!

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    1. Ma no, infatti. E come in BSG, la compatibilità delle tecnologie alla fine si spiega...

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  18. A Baldios è legata una delle mie prime e più cocenti delusioni natalizie.

    Alla tenera età di sette anni, affascinato dal cartone, chiesi a Babbo Natale come (unico) regalo il modello trasformabile del robot.
    Fast forward: settimane dopo, passato uno straziante periodo di bravobambinitudine, mi sveglio a un orario improponibile la mattina di Natale e mi approccio speranzoso all'agognato pacchetto.
    La forma sembra quella.
    Il peso anche.
    Scarto in un timore reverenziale, come se fossi il gran sacerdote di un antico culto perduto che compie i rituali liturgici in osservanza di una millenaria tradizione.
    E' il Baldios!
    E' il Baldios!

    No, aspetta.

    E' lo Zambot 3! il maledetto ZAMBOT TREEEEEEE!!!
    E nemmeno si trasforma....

    Mi chiusi in un mutismo che durò giorni, i miei poveri genitori (col senno di poi doppiamente poveri: immagino la fatica per comprendere i miei desideri quando hanno aperto la letterina...) dovettero faticare per farmi tornare alla socialità.
    Di quel modellino rifiutato mi dimenticai quasi subito, chissà che fine ha fatto.

    E comunque da quel giorno odio Zambot 3.

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    1. ti è andata meglio che a me... come scrivevo in un altro post qui sull'antro, io ho chiesto Baldios e i miei mi regalarono un microscopio (nei primi anni 80 si portava così)... anche lì, illusione durata fino all'ultimo visto la dimensione e forma della scatola. Magari ad avere avuto Zambot!

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    2. Per me, già a quei tempi, un robot che non si trasformava aveva meno utilità di un microscopio :)

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    3. Non che serva a consolarti, ma ti è andata bene: il Baldios DX della Nomura (quello trasformabile) era un mattonazzo uréndo :D Inutile dire che oggi, per un DX inscatolato e in buone condizioni, ti chiedono facile 500 carte...

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  19. Lo mandavano su Telecosenza alle random e mezza, per cui con un pochetto di culo riuscivi a seguirne una puntata ogni tre. E si vedeva pure male.
    Se non sbaglio è la prima serie in cui (spoiler)

    I terrestri combattono con i se stessi del futuro

    (fine spoiler)

    E comunque rimane una delle poche serie con due patonze (e in generale un team di personaggi) evidentemente non adolescenti...

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  20. Formula di mecha design: Gundam + Daitarn 3 = Baldios :P

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  21. anch'io da piccolo adoravo questa serie (nonchè la sigla 'crepuscolare' che ben si adattava al tono del cartone). Va da sè che, come in tutte quelle che oltre alle mazzate cercavano un po' di approfondimento i wtf risaltavano ancora di più, perfino per il me bambino.
    Comunque in fatto di crepuscolarità niente batte il film di Gotriniton/Goshogun, in cui il robot praticamente neanche compare

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  22. Posso menarmela un'attimo? IO HO IL 45 GIRI!

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